Milano – Nairobi - Venerdì 14 novembre 2008
Rieccomi qui. Una birra e un aereo. Entrambi olandesi, stavolta. Come il (fin troppo) sorridente personale di bordo. Due improbabili tramezzini smocked chicken e cheese honey mustard griffati Trattoria e una birra con la stella rossa accompagnano la vista di un tramonto lisergico nel mio aperitivo ad alta quota. Ormai l’abitudine e la fede hanno fatto il loro corso andando a lenire le mie care vecchie vertigini concettuali. Il vecchio bus con le ali continua a pretendere di beffarsi della gravità terrestre convincendomi che questa eresia sia reale. Sempre più facilmente ormai. È il bello ed il brutto dell’invecchiare, penso. L’infantile stupore cede il passo ad una rassicurante quanto subdola certezza. La sicurezza dei numeri, della tecnologia e delle statistiche. Mi dicevano che se si vuole essere sicuri che non ci siano bombe sul proprio aereo conviene portarsene una a bordo. È già molto improbabile che ce ne sia una. Che ce ne siano addirittura due è praticamente impossibile. Sicurezza. Che parola. Oh, le parole. Poco fa la direzione dell’aeroporto avvisava i gentili passeggeri che, per motivi di sicurezza, si possono portare a bordo liquidi solo se in contenitori di max 100 ml se tenuti in apposite buste trasparenti e presentati separatamente al bagaglio. E questo dovrebbe darmi sicurezza? Ma poi ho pensato che gli unici liquidi che mi interessano, vino e birra, erano già sull’aereo. E questo sì che mi ha tranquillizzato. A ‘sto giro ho mancato il vino. Non così il mio serioso e tranquillo vicino che infatti placido si rilassa dopo aver interrotto la lettura di De Zahir. Fuori dal mio oblò adesso è buio. Solo l’ala, due stelle ed una luce rossa contromano di un altro bar ad alta quota. Mentre deglutisco l’ultimo sorso penso proprio che non ci siano tempo e condizioni per ottenere un bis. Vabbè, mi rifarò più tardi. Ammesso che riesca a trovare in tempo il gate F06 per tornare a sud. Molto più a sud. Qualche buca fa sobbalzare il bus alato assieme alla coda formatasi fuori dalla toilette a risucchio mentre il comandante sciorina una serie di catarrose parole in arancione. E siamo già in discesa. Quando si accendono le spie che invitano a riallacciarsi le cinture (di sicurezza…) un ragazzo in gilet mi offre sempre fin troppo gentile e sorridente un crispy biscuit with caramel filling. Forse per addolcire l’amara comunicazione del divieto assoluto di fumare in tutto l’aeroporto di Amsterdam. Peccato. Anche questa volta il trittico dell’alexanderplatz dovrà attendere per chiudersi. Ma tanto ho smesso di fumare. È facile smettere di fumare. Io ci sono riuscito tantissime volte. La strada in discesa imboccata per la pista è tutta curve nebbia e buche. Quasi quasi ricomincio a fumare. Buca. Se riusciamo ad arrivare nell’immagino solito asettico aeroporto nordeuropeo. Curva. Magari ancora chiuso in bagno. Buca. Magari anche subito. Magari anche no. Ancora nebbia. Poi luci arancioni. Atterraggio quasi morbido. Nessun applauso liberatorio. Pochi passeggeri affetti dalla sindrome di Peter Pan. Molti compassati businessman. Apparentemente vecchi. Soprattutto dentro. Dopo una manciata abbondante di minuti passati in coda ad un simpatico ingorgo materializzatosi all’improvviso in testa al treno alato sono passi veloci e tapis roulant a mostrarmi quant’è grande questa stazione. E soprattutto quanto è lontano il mio gate F06. Squallida periferia lontana dalle scintillanti vetrine del centro aeroportuale quasi come Kibera dalla citytown di Nairobi. Valutazione orario. Missione fulminea nella toilette. Niente sigaretta reclusa stavolta. Solopisciasciacquonesciacquomanieviso. In fondo al serpentone d’attesa per l’imbarco c’è la fiera della sicurezza. Temibili madri di famiglia vengono fatte ripassare sotto lo scanner a braccia alzate. Sospetti apparecchi per safari fotografici vengono analizzati, sezionati e smontati. Il mio malandato laptop viene individuato e costretto ad abbandonare il dolce tepore dello zaino usucapito a mia sorella. Non contenta, dopo aver sottoposto il mio corpicino a scansione probabilmente cancerogena, un’abbondante poliziotta mi chiede di attendere sulle orme predipinte a finco a me. Poi di svuotare my pockets e di esporle il contenuto assumendo una ridicola posa da predicatore. Incuriosita da ciò che le mostro mi chiede cosa siano quei cilindretti bianchi. Tante volte anche mia madre ha fatto la stessa domanda al bimbo che è in me ottenendo risposte candidamente evasive. Io rispondo filters for cigarettes e lei chiede insinuante for cigarettes? Io rispondo yes for cigarettes e penso non è che siccome siamo ad Amsterdam i filtri si usan solo per le canne. Comunque ciò non la convince e cerca ancora chissà cosa tastando le mie tasche, riuscendo in verità solo a sfiorarlo. A questo punto l’ovoidale quanto scrupolosa poliziotta sembra soddisfatta ed io posso recuperare le mie povere cose abbandonate sotto i raggi XY e accompagnarle su di un matatu volante da 400 posti con 400 minischermi, 20 schermi ed un maxischermo che poco dopo mi dicono che siamo già sopra il Luxemburg e che mancano ancora 6 ore e 51 minuti all’arrivo. Ed io, in realtà, sono ancora più lontano da dove devo andare di quando sono partito. 7 ore fa. Faccio conoscenza col mio compagno di penultima fila mentre controllo attraverso il mio oblò retrovisore se già dorme la nera gazzella che poco prima mi faceva notare di avere le gambe più lunghe di quanto io potessi arretrare il mio sedile mentre una tonda vichinga esigeva i comodi posti nei pressi dell’uscita (di sicurezza) perché aveva pagato 50 euro in più. Viene servita la mini cena. Chicken or lamb? Chicken, please. Cerco di non mangiare cuccioli, se possibile. Something to drink? Red wine, of course. Un dignitoso mini merlot francese del 2007. Noto che il mio vicino chiede solo acqua e cerco di convincerlo a prendere pure lui un mini merlot. Lui titubante mi spiega che preferisce di no, che l’indomani mattina è già al lavoro e cerca di preservarsi il più fresco possibile dopo una notte che probabilmente passerà cercando di dormire senza riuscirci. Poi finalmente capisce che la bottiglia era per me. Ma ormai è troppo tardi. Peccato. Approfitto dell’ormai consolidata confidenza per scoprire che Gianni, questo il suo nome, fa il manager di atleti keniani. E non solo. Anche lui correva qualche annetto fa e può vantare un secondo posto alla maratona di New York. Battuto da un keniano, ovviamente. Ci scambiamo opinioni ed esperienze sul Kenya e sui Keniani, che lui critica pesantemente dall’alto dei suoi vent’anni di esperienza in materia, mentre io cerco di frapporre ostacoli economico-politico-sociologici alla sua cinica corsa al massacro. Poi son fulmini e buche profonde tra Lazio e Sardegna. E, mentre esploro i 15 canali radio e le innumerevoli e presto disilluse possibilità di vedere film e programmi tv, siam già sopra » categories: viaggi, visioni, letteratura, vino
Bentornato ai Benvegnù (Botticino 12/04/08)
» categories: musica, recensioni, eventi, concerti, salute, il ganzo della settimana
le nuove costruzioni in demolizione (einsturzende neubauten all'alcatraz 10/04/08)
Si sa che andando a vedere un gruppo con un nome come Einsturzende Neubauten ti guadagnerai le beffe dei tuoi amici, e con la fama che hanno uno si può solo aspettare qualche cosa di difficilmente comprensibile o quantomeno accessibile ad orecchio poco allenato. Invece il percorso che questi tedeschi hanno affrontato durante gli anni li ha portati sempre più vicino a livelli di difficoltà nell'ascolto e vicini a quella forma canzone che rende tutto più difficile perché impone certe regole, senza però compromettere la loro buona dose di innovazione e le loro peculiarità. In buona sostanza hanno mantenuto la loro personalità, il loro linguaggio musicale venendo a compromessi con qualche cosa di più pop, anche se siamo molto lontani da tutto quello che ha a che fare con la maggior parte dei "giradischi" della gente comune. Non è il voler essere d'elite. E' comunicare in modo diverso. Il concerto dell'Alcatraz, rispetto ai tour precedenti ho notato qualche cosa di molto meno "estremo" nella proposta, però il linguaggio è lo stesso. Ci sono questi ritmi tribali, ossessivi generati però con "attrezzi" che fanno parte della civiltà industrializzata, con i rifiuti prodotti da essa e sopra queste musiche e questi testi che non sono così banali. Questi attrezzi possono sembrare fini a se stessi, ma non lo sono. Ascoltare per credere. Tuttavia questo chi conosce il nome del gruppo lo sa già. Ci sono le urla lancinanti di Blixa Bargeld che sono roba da non dormirci la notte, gli strumenti classici e gli strumenti che ormai sono entrati nell'immaginario dei supporter dei Neubauten o di quelli che li seguono con ammirazione maniacale.
» categories: musica, recensioni, eventi, arte, concerti
l' "italo-americano" Cesare Basile (04/04/08 alla casa 139)
» categories: musica, recensioni, eventi, concerti
InVinoRecital @ Tambourine Seregno 26/03/02008
in via CARLO TENCA, 16
Seregno (MI)
Raccolta differenziata di blues, rock’n’roll rockabilly e country: heavy trash
Un passo obbligato per un rocker come Jon Spencer è il ritorno alle radici di quello che lui ama urlare nelle sue esibizioni: Rock'n'Roll. Nella famosa esibizione alla tv francese gridava: the blues is no. 1, I play rock'n'nroll. Io vedo e sento il progetto con Matt Verta-Ray ed i Sadies, figlio di questa dichiarazione, con una netta ripresa di quello che furono gli albori del genere, sfociato nella produzione di due album che centrano nettamente il bersaglio per mostrare come i padri (Straycats) nonni (Elvis, Eddy Cochran) ed i bis-nonni (tutti i grandi blues-man) del genere hanno potuto inseminare la musica che fa muovere le chiappe per far nascere nipoti e degni eredi naturali come lui. Non si cerca nulla di originale nel concerto di Heavy trash (per l'occasione al Music drome di Milano), ma si trova puro divertimento nel seguire Jon Spencer che ci incita e con la sua voce dannata mentre propone musica d'annata! Altro che "spazzatura pesante" da portare fuori, questo è "puro oro" da tenersi dentro (o che lui ha tenuto dentro) come ricordo per tanto tempo(pure gold è il brano d'apertura di Going way out with heavy trash per chi non lo sapesse.. NdOste).
» categories: musica, recensioni, eventi, concerti, il ganzo della settimana
Gli alti ed i bassi di un artista: bioritmi de bioeletric tour di Morgan
Tutti gli elementi e le macchine che suonano sul palco hanno un ruolo diverso e una gerarchia stabilita dalla relazione e dalla possibilità di comunicare tra loro influenzandosi, stimolandosi, inviando e ricevendo impulsi."
quel dono che la cristina donò..anzi donà .
Era da un po' di tempo che non assaporavo quella strana sensazione, quel brivido che ti percorre il corpo quando ascolti una canzone, una voce, la cui bellezza è capace di avvolgerti donandoti quel piacere istantaneo che ti porterai dentro ogni volta che riascolterai quelle note su disco. E così anche questo album (la quinta stagione) di Cristina Donà è entrato dritto nella mia classifica del cuore, complice anche la sua eccellente prova in concerto al Music Drome di Milano. Non che ci volesse una controprova, con una cantautrice come lei, che da lungo tempo era nella lunga lista dei miei preferiti, ma è bello sentire che un'eccellente prova su disco è così abilmente confermata con un'emozionante resa in concerto. Basterebbe solo l'inizio di concerto con la sottile voce di Cristina Donà che intona da sola settembre per farmi sospirare di piacere, ma si sa che in questi momenti non se ne ha mai abbastanza.
» categories: musica, recensioni, concerti, il ganzo della settimana
E' solo rock'n'roll ma mi piace: Black Rebel Motorcycle Club
» categories: musica, recensioni, concerti, il ganzo della settimana
rufus non è un ruffiano
Un'esibizione di un'oretta scarsa quest’estate è stato un peccato che non sarà mai perdonato agli organizzatori del concerto di Rufus Wainwright nella cornice spettacolare del teatro vittoriale, in cui lo splendore della musica era messo in primo piano di fronte ad una vista spettacolare sul Lago di Garda. E' bastata quell'oretta di Rufus in completo rosa (mmm..proprio come Umberto Bindi qualche anno fa, e con l'Artista italiano si possono fare diversi paralleli musicali e non..) a conquistarmi ed a farmi capire che un concerto di Rufus era per me un evento da desiderare con tutte le forze fino a farlo diventare realtà in quello che è stato il miglior concerto dell'anno, al conservatorio di Milano il 24/11/2007. Un luogo dello spettacolo che farebbe paura a molti, soprattutto ad uno come Rufus, figlio d'arte (Loudon Wainwright III) che di musica ne mastica parecchia e che invece in quel luogo si trova a proprio agio, dimostrando con arrangiamenti, eccezionali capacità interpretative di meritare un concerto al conservatorio di Milano. A dir la verità, per tutto il concerto cerca di esorcizzare il timore reverenziale verso il nome che porta quel posto e sul fatto di essere a Milano, la città della Scala! Proprio lui, che in alcune canzoni e nel modo di cantare esprime tutto il suo amore per l'opera. Ad esempio propone un'opera tradizionale irlandese, a dir suo non sempre proposta in questo tour, ma per l'occasione messa in risalto ed eseguita senza amplificazione, in modo magistrale. Gioca in mezzo ad uno dei suoi successi quando in eseguendo l'assolino nel mezzo di Cigarettes and Chocolate Milk esclama: oh mio Dio, sono in una scuola di musica!! Lui sembra nato per stare su un palco a dialogare col pubblico. Non è un ruffiano che cerca di accaparrarsi gli applausi ed i favori del pubblico, ma tratta i suoi spettatori come amici da intrattenere con le sue chiacchiere e storielle risultando una persona estremamente divertente a dispetto di alcune sue canzoni interpretate in modo estremamente malinconico. La sua voce potrebbe in queste canzoni essere giudicata "ruffiana", nell'interpretazione melensa nel rimanere spesso appeso alle note all'eccesso, con frequenti vibrati, ma proprio in un conservatorio bisognerebbe riconoscere in lui, non l'essere ruffiano quanto l'amore per il bel canto e le sue immensi doti nell'applicare tecniche classiche nell'ambito "leggero" della musica pop, che proprio negli arrangiamenti raffinati che propone sia dal vivo che su disco diventano cultura "pesante"!
» categories: musica, recensioni, concerti, il ganzo della settimana
