Bentornato ai Benvegnù (Botticino 12/04/08)
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le nuove costruzioni in demolizione (einsturzende neubauten all'alcatraz 10/04/08)
Si sa che andando a vedere un gruppo con un nome come Einsturzende Neubauten ti guadagnerai le beffe dei tuoi amici, e con la fama che hanno uno si può solo aspettare qualche cosa di difficilmente comprensibile o quantomeno accessibile ad orecchio poco allenato. Invece il percorso che questi tedeschi hanno affrontato durante gli anni li ha portati sempre più vicino a livelli di difficoltà nell'ascolto e vicini a quella forma canzone che rende tutto più difficile perché impone certe regole, senza però compromettere la loro buona dose di innovazione e le loro peculiarità. In buona sostanza hanno mantenuto la loro personalità, il loro linguaggio musicale venendo a compromessi con qualche cosa di più pop, anche se siamo molto lontani da tutto quello che ha a che fare con la maggior parte dei "giradischi" della gente comune. Non è il voler essere d'elite. E' comunicare in modo diverso. Il concerto dell'Alcatraz, rispetto ai tour precedenti ho notato qualche cosa di molto meno "estremo" nella proposta, però il linguaggio è lo stesso. Ci sono questi ritmi tribali, ossessivi generati però con "attrezzi" che fanno parte della civiltà industrializzata, con i rifiuti prodotti da essa e sopra queste musiche e questi testi che non sono così banali. Questi attrezzi possono sembrare fini a se stessi, ma non lo sono. Ascoltare per credere. Tuttavia questo chi conosce il nome del gruppo lo sa già. Ci sono le urla lancinanti di Blixa Bargeld che sono roba da non dormirci la notte, gli strumenti classici e gli strumenti che ormai sono entrati nell'immaginario dei supporter dei Neubauten o di quelli che li seguono con ammirazione maniacale.
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l' "italo-americano" Cesare Basile (04/04/08 alla casa 139)
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InVinoRecital @ Tambourine Seregno 26/03/02008
in via CARLO TENCA, 16
Seregno (MI)
Raccolta differenziata di blues, rock’n’roll rockabilly e country: heavy trash
Un passo obbligato per un rocker come Jon Spencer è il ritorno alle radici di quello che lui ama urlare nelle sue esibizioni: Rock'n'Roll. Nella famosa esibizione alla tv francese gridava: the blues is no. 1, I play rock'n'nroll. Io vedo e sento il progetto con Matt Verta-Ray ed i Sadies, figlio di questa dichiarazione, con una netta ripresa di quello che furono gli albori del genere, sfociato nella produzione di due album che centrano nettamente il bersaglio per mostrare come i padri (Straycats) nonni (Elvis, Eddy Cochran) ed i bis-nonni (tutti i grandi blues-man) del genere hanno potuto inseminare la musica che fa muovere le chiappe per far nascere nipoti e degni eredi naturali come lui. Non si cerca nulla di originale nel concerto di Heavy trash (per l'occasione al Music drome di Milano), ma si trova puro divertimento nel seguire Jon Spencer che ci incita e con la sua voce dannata mentre propone musica d'annata! Altro che "spazzatura pesante" da portare fuori, questo è "puro oro" da tenersi dentro (o che lui ha tenuto dentro) come ricordo per tanto tempo(pure gold è il brano d'apertura di Going way out with heavy trash per chi non lo sapesse.. NdOste).
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Gli alti ed i bassi di un artista: bioritmi de bioeletric tour di Morgan
Tutti gli elementi e le macchine che suonano sul palco hanno un ruolo diverso e una gerarchia stabilita dalla relazione e dalla possibilità di comunicare tra loro influenzandosi, stimolandosi, inviando e ricevendo impulsi."
quel dono che la cristina donò..anzi donà .
Era da un po' di tempo che non assaporavo quella strana sensazione, quel brivido che ti percorre il corpo quando ascolti una canzone, una voce, la cui bellezza è capace di avvolgerti donandoti quel piacere istantaneo che ti porterai dentro ogni volta che riascolterai quelle note su disco. E così anche questo album (la quinta stagione) di Cristina Donà è entrato dritto nella mia classifica del cuore, complice anche la sua eccellente prova in concerto al Music Drome di Milano. Non che ci volesse una controprova, con una cantautrice come lei, che da lungo tempo era nella lunga lista dei miei preferiti, ma è bello sentire che un'eccellente prova su disco è così abilmente confermata con un'emozionante resa in concerto. Basterebbe solo l'inizio di concerto con la sottile voce di Cristina Donà che intona da sola settembre per farmi sospirare di piacere, ma si sa che in questi momenti non se ne ha mai abbastanza.
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Lele Battista fa bene fa male.
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E' solo rock'n'roll ma mi piace: Black Rebel Motorcycle Club
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rufus non è un ruffiano
Un'esibizione di un'oretta scarsa quest’estate è stato un peccato che non sarà mai perdonato agli organizzatori del concerto di Rufus Wainwright nella cornice spettacolare del teatro vittoriale, in cui lo splendore della musica era messo in primo piano di fronte ad una vista spettacolare sul Lago di Garda. E' bastata quell'oretta di Rufus in completo rosa (mmm..proprio come Umberto Bindi qualche anno fa, e con l'Artista italiano si possono fare diversi paralleli musicali e non..) a conquistarmi ed a farmi capire che un concerto di Rufus era per me un evento da desiderare con tutte le forze fino a farlo diventare realtà in quello che è stato il miglior concerto dell'anno, al conservatorio di Milano il 24/11/2007. Un luogo dello spettacolo che farebbe paura a molti, soprattutto ad uno come Rufus, figlio d'arte (Loudon Wainwright III) che di musica ne mastica parecchia e che invece in quel luogo si trova a proprio agio, dimostrando con arrangiamenti, eccezionali capacità interpretative di meritare un concerto al conservatorio di Milano. A dir la verità, per tutto il concerto cerca di esorcizzare il timore reverenziale verso il nome che porta quel posto e sul fatto di essere a Milano, la città della Scala! Proprio lui, che in alcune canzoni e nel modo di cantare esprime tutto il suo amore per l'opera. Ad esempio propone un'opera tradizionale irlandese, a dir suo non sempre proposta in questo tour, ma per l'occasione messa in risalto ed eseguita senza amplificazione, in modo magistrale. Gioca in mezzo ad uno dei suoi successi quando in eseguendo l'assolino nel mezzo di Cigarettes and Chocolate Milk esclama: oh mio Dio, sono in una scuola di musica!! Lui sembra nato per stare su un palco a dialogare col pubblico. Non è un ruffiano che cerca di accaparrarsi gli applausi ed i favori del pubblico, ma tratta i suoi spettatori come amici da intrattenere con le sue chiacchiere e storielle risultando una persona estremamente divertente a dispetto di alcune sue canzoni interpretate in modo estremamente malinconico. La sua voce potrebbe in queste canzoni essere giudicata "ruffiana", nell'interpretazione melensa nel rimanere spesso appeso alle note all'eccesso, con frequenti vibrati, ma proprio in un conservatorio bisognerebbe riconoscere in lui, non l'essere ruffiano quanto l'amore per il bel canto e le sue immensi doti nell'applicare tecniche classiche nell'ambito "leggero" della musica pop, che proprio negli arrangiamenti raffinati che propone sia dal vivo che su disco diventano cultura "pesante"!
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